Sfilano in duemila per difendere i diritti
dom 24 marzo 2019
Sfilano. Più facce che bandiere. Di giovani e non, dai colori della pelle diversi. Duemila secondo la stima ufficiale, molti di più con gli «aggregati» lungo il percorso dalla Stazione a piazza Bra. Lo slogan è unico: «Nella mia città nessuno è straniero». Sfila il corteo di #PassaPorti, a ridosso del Liston. «Serve lavorare tutti per una Verona accogliente, dalle istituzioni alla società», sintetizza don Giuseppe Mirandola, direttore del centro Pastorale per i Migranti della Diocesi. Gli fa eco Mohamed Guerfi, del Consiglio Islamico: «Siamo qui, un insieme di tante nazioni, punti di vista diversi che Dio ha voluto mettere insieme, perché ci conoscessimo».
DOCUMENTO. Il passaporto non è uguale per tutti. Se è italiano, svizzero tedesco equivale alla possibilità di muoversi nel mondo. «Ben diverso se vieni dal Mali, dalla Somalia o dalla Siria», dice Mirandola. La prima discriminazione passa da quel libretto che «permette di spostarsi liberamente sul pianeta», senza cui il diritto umano, per alcuni, è «limitato all’origine». «Per tutti, provenienti da qualsiasi Paese, sono necessarie politiche ragionevoli e buon senso che prevedano canali d’ingresso regolari e controllati, per mettere fine a ciò che è, oggi, un disastro umanitario», sintetizza il documento che viene letto di fronte alla piazza Bra inondata dal tramonto. «Piaccia o meno, siamo tutti invitati a prendere coscienza di come una società equa, solidale e sicura deva sviluppare una cultura della convivenza».Suoni d’Africa e del resto del mondo. Si fermano, curiosi, anche i turisti. «L’importante è essere qui», dice Mao Valpiana, del Movimento Nonviolento. «Offriamo un punto di vista diverso da quello in voga. Forse è bene prendere coscienza di come soltanto nella convivenza si possa tutti veramente vivere meglio. Vogliamo definirlo», scherza, «una sorta di “egoismo generoso”»?
LA FESTA. La piazza Bra di #PassaPorti è tra le più multietniche e festaiole. La presenza discreta delle forze dell’ordine serve, per una volta, come «atto dovuto». «Se un diritto viene tolto a uno solo», continua il documento dei sessanta gruppi della galassia solidaristica veronese che hanno aderito all’iniziativa – tra i tanti anche Cestim e Combonifem – , «viene sottratto a tutti. Ciò che è scritto nella Carta universale deve trovare cittadinanza in Europa: libertà, sicurezza, asilo. La loro negazione facilita il diffondersi di violenza e intolleranza. La tutela delle minoranze etniche e linguistiche è l’antidoto al separatismo e alle tensioni che attraversano tanti Stati europei». Ci sono singoli e famiglie con bambini a manifestare, coinvolti nelle danze. Nessuno osserva i colori.
VERONA. «Non vogliamo mai più vedere porte e porti chiusi per chi cerca una vita migliore», viene scandito. «Nuovi e vecchi veronesi, donne e uomini, giovani e anziani, cerchiamo una città aperta, multietnica e solidale. Il luogo del nostro agire». Com’è insolita la Bra, con migliaia di persone e tutte le sfumature dell’unica «razza umana».